Sogni meccanici.
Il fiore di un ingegnere.
Schizzi, xilografie, incisioni, testimonianze scritte e reperti giunti fino a noi mostrano l’evoluzione delle costruzioni meccaniche. Da millenni si utilizzano pompe per incanalare l’acqua e le palette meteorologiche ci aiutano a prevedere il tempo. Architetti e ingegneri hanno progettato fari e osservatori per esplorare idee e territori. Gli scienziati hanno perfezionato telescopi, globi rotanti e orologi astronomici. La civiltà ha prodotto la Torre dei Venti ad Atene.
Testo: Elise e Martin Feiersinger
Crediti fotografici: The Various Ingenious Machines of Agostino Ramelli, Fondazione Villa Il Girasole®
Con il Manierismo, le macchine assunsero connotati surreali: figure simili a robot che interagiscono in una grotta, uccelli artificiali che cinguettano su un vaso dotato di tubi. Si animavano semplicemente girando una manovella o grazie al passaggio dell’aria attraverso un tubo. La diffusione della tecnica dell’incisione facilitò la riproduzione di disegni complessi. Nella rappresentazione di una sala studio realizzata da Agostino Ramelli nel 1588, un erudito vestito di tutto punto siede davanti a un congegno – un carosello di libri. Per lui, assorto nei suoi pensieri, sembra che il tempo si sia fermato.
Circa 350 anni dopo, a Genova, entrarono in scena i motori. L’ingegnere Angelo Invernizzi trascorreva le sue giornate nel frenetico ambiente di una città portuale. La sua idea di una casa vacanze immersa nel paesaggio idilliaco della sua infanzia era destinata a mettere alla prova i limiti della tecnologia dell’epoca. Invernizzi sperimentò in modo audace con gli strumenti del suo mestiere. La casa che costruì a Marcellise ruota su una monumentale base circolare – da un lato sostenuta da una colonnata, dall’altro sorretta dal terreno. Le ampie terrazze ricordano il ponte di una nave. Il movimento è così lento che da dentro risulta quasi impercettibile.
Riassumere il significato di quest’opera in poche parole è una sfida. Emergono numerosi interrogativi: Villa Girasole è solo un enigmatico volo dell’immaginazione? O è un’allegoria che ci ricorda che la conoscenza si trasmette di generazione in generazione? O forse simboleggia il continuo oscillare del pendolo – con ogni generazione che si cimenta, ancora una volta, nell’impresa di realizzare ciò che appare impossibile?
Elise e Martin Feiersinger
Sono diversi i temi che i due architetti viennesi affrontano nei loro progetti: transizioni e fratture nello sviluppo dell’architettura, pianificazione urbana e patrimonio edilizio, il concetto dell'abitare e la funzionalità quotidiana degli oggetti di uso.
1: Vedute
Il movimento verticale culmina nella cupola – per raggiungerla, è necessario abbandonare la colonna centrale: l’ultima scala infrange la regola e sporge dalla struttura. Le sottili ringhiere reticolari sulle terrazze incorniciano la vista sul paesaggio circostante.
2: Motori e ruote
Lo scheletro in cemento armato ruota sulla base grazie a 15 coppie di ruote alte un metro, azionate da due motori.
3: Zoccolo
La base spunta maestosa da terra. Il percorso attraverso l’imponente atrio, situato nel punto più basso della base, conduce a una scala a chiocciola che si estende per circa 40 metri verso il cielo. Sulla superficie erbosa della base ci sono tre binari concentrici. Lo spazio che più colpisce è la loggia semicircolare inserita nella base, di fatto un “sottoprodotto” del progetto architettonico.
4: Forze
L’anello al centro della colonna assorbe le forze orizzontali; la sua sezione trasversale è quindi maggiore rispetto a quella degli altri elementi della struttura rotante. Le forze verticali si scaricano nel giunto rotante alla base dell’albero.
5: Scheletro rotante
L’intero scheletro in cemento armato – composto da una colonna centrale cilindrica e due ali ad essa fissate – si mette in movimento con la pressione di un pulsante.